Nebbia

Nebbia


FILIPPO SORCINELLI. 

Filippo Sorcinelli, creatore di Nebbia e già proprietario del marchio Unum, è una di quelle persone di cui è difficile disegnare i contorni.
Perché sono molteplici, come i suoi tatuaggi, che sembrano tracciare le linee di un destino di cui vuole assumersi tutta la responsabilità.
Ascoltare la sua musica, sentire le sue fragranze, portare i suoi gioielli o tuffarsi dentro le sue fotografie, può mettervi sulla buona strada.
Ma è la sua voce che bisogna ascoltare, la voce che racconta la sua storia…

IL MARCHIO.
Nebbia, una nuova serie di tre fragranze dedicate a questo interessante fenomeno atmosferico che da sempre mi ha affascinato, commosso e accolto.

“Cammino, lascio dietro di me le ultime case e le ultime luci, e mi inoltro nel bosco.
Cammino in una strada conosciuta, ma i profili iniziano ad indefinirsi e a scomporsi.
Prendo una direzione mai vista, e tutto comincia ad ondeggiare.
I contorni sono sfumati, i rumori ovattati, ma soprattutto sono io che sto ondeggiando e sfumando e, insieme alla ricerca della strada, avverto l’esigenza di cercare in essa il significato ed il senso della vita, delle cose, dell’essere vivo.
La nebbia è mancanza di riferimenti e di misure, che stimola esponenzialmente tutti i sensi, in ogni luogo, da soli o con altre persone.
Le cose ad un tratto si intrecciano tra loro, i contorni si confondono, emergono dubbi, quel che prima sembrava chiaro e distinto ora si fa fumoso, lo spazio si allarga e si restringe, la cronologia temporale salta, quel che era consueto ora è inusuale, ciò che era familiare diventa estraneo e perturbante.
Al di là dei confini della certezza fa capolino l’incertezza, il noto è ora ignoto, l’oggetto si fa oscuro e il soggetto procede a tentoni, su passi malfermi, come in un labirinto.

Si comincia non solo a dubitare di quel che si ha di fronte, ma anche di se stessi, non solo il mondo, anche l’io viene afflitto da un prolungato spaesamento, tutto sembra come sospeso, trattenuto, sul punto di scomparire ed essere risucchiato, si ha la sensazione della perdita e dello smarrimento, non ci si raccapezza più.
La deformazione delle cose e la loro dissimulazione genera angosce sottili.
Il mistero è la chiave e lascia uno strano sapore in bocca…”

La nebbia è l’abbigliamento dei limiti, dei confini cancellati e delle incertezze dei passi.
Sfuma le differenze di ogni cosa, eclissa il pensiero e fa perdere la solennità della vista comune.
La nebbia induce a rifugiarsi, a mascherarsi, mentre s’innerva tra le foreste.
Abbraccia tutto e compie una metamorfosi continua a qualsiasi ambiente, fino ad una soglia simbolica di immaginario per rinascere in ogni momento. Rituale di passaggio.
E nell’angoscia sottile, nella luce insolita si socchiudono gli occhi e si prova a respirare. E questo essere senza limite desidera collocarsi col profumo dell’istante.

Nebbia è il ritratto dell’aria che si muove nel mistero, brivido silenzioso che percorre gli animi sconvolti, rumore impalpabile che fa muovere la nostra vista in un mondo parallelo, lontano, sospeso, rarefatto, deformabile ed emotivo.

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